I Cartelloni

La strategia pubblicitaria dei Magazzini Mele, ha la sua sintesi più efficace negli splendidi manifesti

la punta di diamante della prestigiosa immagine dei Grandi Magazzini.

La ditta Mele, ponendosi da antesignana nella committenza pubblicitaria italiana di qualità, ne affidò la rappresentazione ad illustratori e disegnatori di notevole prestigio, i cui nomi sono legati alla nascita del manifesto moderno in Italia.

Gli artisti firmatari dei manifesti Ricordi per la ditta Mele sono i maggiori rappresentanti della cartellonistica italiana tra Ottocento e Novecento:
A. Beltrame, P.L. Caldanzano, L. Cappiello, S. De Stefano, M. Dudovich, F. Laskoff, G. E. Malerba, A. L. Mauzan, A. Mazza, L. Metlicovitz, E. Sacchetti, A. Terzi, A. Villa.

I manifesti Mele sono considerati unanimemente fra i più interessanti cartelloni pubblicitari della produzione italiana a cavallo tra i due secoli. Il primo dato che emerge osservandoli è che l’oggetto privilegiato di rappresentazione pubblicitaria è la moda in tutte le sue variazioni stagionali.

I Magazzini Mele si distinsero subito per la loro struttura moderna che si articolava su un'ampia varietà di articoli (oltre mille). Dall'abbigliamento, alla biancheria, ai mobili, agli articoli da regalo, alla profumeria fino alla produzione di orologi e di champagne della casa viticola Mele..

I fratelli Mele, intravidero nell’arte cartellonistica un efficace strumento pubblicitario. Non trascurarono la realizzazione tecnica dei manifesti, stabilendo un duraturo rapporto con le Officine Grafiche Ricordi di Milano che già allora, disponevano delle più moderne tecnologie. Stagione dopo stagione, i manifesti della ditta Mele, suscitavano ammirazione per l’originalità creativa e per la bellezza del loro linguaggio visivo, offrendo ad un pubblico di massa l’immagine raffinata ed accattivante del mondo aristocratico di un tempo.

Guardando le immagini reclamizzate, il consumatore individua nei prodotti d’abbigliamento Mele, un modo per godere indirettamente del modo di vivere della buona società, al di là della distanza e dell’inaccessibilità dei palchi del Teatro dell’Opera e delle feste aristocratiche.  Le geniali trovate pubblicitarie di Casa Mele rivelano il “trucco” dell’uso di modelli elevati come tecnica di traino sul consumatore. Nel testo figurativo del cartellone lo spettatore entra a far parte di universi che appartengono a culture e classi non sempre sue ma cui può simbolicamente accedere grazie al gusto.